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Giornata mondiale per celebrare l’orgoglio pansessuale

Pansessualità, orientamento sessuale caratterizzata da una particolare attrazione – sessuale, estetica, romantica – per delle persone indipendentemente dal loro sesso e identità di genere. Ciò include attrazione anche verso coloro che non si identificano con la concezione binaria maschio/femmina.

A questo punto il dubbio, ma qual è la differenza con la bisessualità?

La bisessualità, a differenza della pansessualità coinvolge attrazione fisica e romantica nei confronti di entrambi i generi binari maschio/femmina.

Poste le basi, perchè ne parliamo proprio oggi?! 8 dicembre, Giornata mondiale per celebrare l’orgoglio pansessuale. La definizione è stata da poco coniata, poco più di un decennio e spesso è accompagnata da stupore, curiosità o incomprensione, ecco perchè bisogna parlarne.

L’1% della popolazione mondiale si è dichiarato pansessuale e a dichiararlo orgogliosamente anche alcuni vip, tra cui Curtney Act, Janelle Monáe, Miley Cyrus, Jazz Jennings, Kesha, Sia & Sarah Paulson.

Se volete approfondire l’argomento e scopire quali domande evitare vi rimando ad all’articolo di Bossy 10 domande che ogni pansessuale è stanco di sentire

“Gesù Cristo sono io”

Bene, il 25 novembre è passato, abbiamo fatto tutti i nostri bellissimi post su Facebook, ci siamo puliti la coscienza quindi possiamo ritornare ai nostri video di gattini. No, distrarsi fa male, quindi ecco perchè si ritorna a parlare di violenza sulle donne, questa volta chiamando in causa Levante e il suo brano, “Gesù Cristo sono io”.

“Gesù cristo sono io
Tutte le volte che mi hai messo in croce
Tutte le volte che sei la regina
E sulla testa solo tante spine”

Il testo è un costante riferimento biblico, una costante metafora della violenza subita costantemente, ma a differenza di Cristo, che decide di sacrificarsi, la protagonista non ci sta. Dice basta ai continui soprusi, alle continue violenze e molestie. Dice basta a tutto e decide di risorgere, anche lei. Nel video vediamo Levante bloccata in un loop, sempre uguale, come fosse una prigione, altre donne unirsi a lei, fino a quando tutto ciò non smette. Fino a quando vi è l’urlo di ribellione. Fino a rendersi conto che quello non è amore. Tutto quello non è normale.

Cristo è nelle vittime di violenza, nelle vittime di femminicidio, Cristo è in coloro che scelgono di lottare e in chi sceglie di no. Cristo è in chi si offre in sacrificio, chi porta la corona di spine, in chi si “genoflette” e in chi no.

Il messaggio finale, però, è di speranza, qualcosa può effettivamente cambiare.
Se volete ascoltare il brano, cliccate qui Gesù Cristo sono io

“Femminismo” non è una parolaccia

Sì, sono femminista e no, essere femministi non è una parolaccia.

BOOM! ho sganciato la bomba, ora prima che succeda il finimondo proviamo a parlarne insieme di cosa significa il termine femminista partendo dalle basi:
Femminismo diverso da Maschilismo.

Eh, lo so, prendete un profondo respiro e continuate a leggere.

Dalla definizione dell’Enciclopedia Treccani, il termine “femminismo” è definito come movimento di rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne; in senso più generale, insieme delle teorie che criticano la condizione tradizionale della donna e propongono nuove relazioni tra i generi nella sfera privata e una diversa collocazione sociale in quella pubblica.
Sempre dall’Enciclopedia Treccani, “maschilismo”: termine coniato sul modello di “femminismo”, usato per indicare l’adesione a quei comportamenti e atteggiamenti (personali, sociali, culturali) con cui i maschi, in genere, o alcuni di essi, esprimerebbero la convinzione di una propria superiorità nei confronti delle donne sul piano intellettuale, psicologico, biologico ecc. intenderebbero così giustificare la propria posizione di privilegio da loro occulata nella storia e nella società.

Come si può leggere dalla definizione il maschilismo, è un atteggiamento sessista che dice che loro in quanto dotati di cromosomi XY, sono in grado di fare le cose meglio di noi, devono farle per noi, perchè loro sono in grado di farle meglio e proprio perchè sono in grado di farle meglio questo deve concedere loro dei privilegi sul piano economico, politico e sociale. Si parla dal diritto di voto o di guida negato (ricordiamoci che negli Emirati Arabi si andrà al voto con suffragio universale nel 2019, quindi ancora non ci siamo arrivati, mentre la patente di guida in Arabia Saudita è stata rilasciata alle prime 10 donne solo nel 24 giugno 2018), dell’autodeterminazione del corpo (io posso fare quello che voglio, tu un po’ meno) e così via.

Il femminismo, al contrario, non è l’opposto, non afferma che le donne sono meglio degli uomoni, non è una faccia della stessa medaglia ma ti combatte affinchè uomini e donne vengano riconosciuti come pari. È un movimento che lotta per la parità di genere, dal punto di vista economico, sociale e culturale. Il femminismo scende in piazza per il diritto all’autodeterminazione (vedi le lotte per il diritto di aborto in Irlanda, conquistato con un referendum solo nel 2018), per abbattere il soffitto di cristallo (quella cosa meravigliosa che ci impedisce di assumere posizioni di manageriali), per eliminare il gender pay gap, cioè la disparità salariale tra uomo e donna, e tutte queste cose meravigliose (sarcasm alert) che ci portiamo dietro da sempre. Il termine femminismo, quindi, non è un ribaltamento dei poteri, uno sterile girl power che porta al rovesciamento dei ruoli, bensì una bandiera sotto cui riunire le lotte per la parità tra i due sessi.

Perchè si chiama femminismo, quindi?
Una domanda che è sorta spontanea, una domanda che molte volte mi sono sentita fare, perchè il termine può generare effettivamente confusione, se il “maschilismo” è io sono più figo perchè maschio, allora è logico pensare che il “femminismo” sia il contrario, ma abbiamo appena visto che non lo è. Abbiamo appena detto che il femminismo lotta per la parità di genere, allora perchè non cambiargli nome e chiamarlo, ad esempio, (cito il mio ragazzo) “ugualitarismo”? Perchè il nome femminismo ci ricorda le origini, ci ricorda da cosa nasce questo movimento, ci ricorda che storicamente la donna è sempre colei che è stata relegata al ruolo di figlia, sorella, madre, moglie e nulla più. Ci ricorda che storicamente il ruolo della donna è sempre stato associato al focolare domestico e che le lotta è nata dalle donne e per i diritti delle donne. Le necessità col tempo sono cambiate, sono cambiate le battaglie e sono cambiati gli obiettivi, ma il nome ricorda da dove tutto è partito. Una lotta per i diritti, una lotta per la parità e quindi il termine rimane per conservare la memoria storica di coloro che si sono sacrificate, che sono morte per poter votare.

#nonènormalechesianormale

25 novembre. Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Correva l’anno 1999 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituiva il 25 novembre come giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. La data fu scelta per ricordare l’omicidio brutale delle 3 sorelle Mirabal considerate un esempio troppo rivoluzionario per la Repubblica Dominicana.

In Italia e nel mondo la violenza fisica, sessuale e psicologica rimane un problema radicato nella società. I dati del World Health Organization del 2017 riportano 1 donna su 3, è stata vittima di violenza (il 35%). Il 30% di queste violenze avviene tra le mura domestiche a carico di mariti, partner, fidanzati, coniugi o ex-partner. E il 38% di tale violenza sfocia in femminicidio. World Health Organization Report 2017

Troppe donne nel mondo sono uccise dal “troppo amore”. Un amore malato che basa i suoi rapporti su un esercizio di potere assoluto, da cui è difficile divincolarsi.
Il 25 novembre ha lo scopo di risvegliare e scuotere la coscienza sociale, insegnare alle generazioni presenti e future il rispetto reciproco, il rispetto dell’altro in quanto essere umano, in quanto nostro fratello nel senso più ampio del termine.

#Internationalmensday

Qualche giorno fa e precisamente il 19 novembre è stato l’International Men’s Day, ma di cosa si parla?

Girando su forum, siti, Facebook, Instagram l’hashtag #internationalmensday era seguito da una serie di commenti quali “ma di quali altri diritti hanno bisogno gli uomini?” e io sono qui per parlarne.

Per cosa deve ancora lottare l’uomo, in una società patriarcale come quella attuale?

Facciamo un passo indietro. Patriarcato, supremazia del maschio bianco, eterosessuale, borghese, incarnazione di un ideale di maschio alpha, sempre forte, sempre deciso nelle sue azioni, è colui che “porta i pantaloni in famiglia”, colui che non può esprimere emozioni o che non può mostrarsi troppo debole per paura di far la figura della “femminuccia”.

Ed è proprio questo che l’International Men’s Day urla al mondo.

International Men's Day

Ricorda al mondo che non vi è un solo modo di essere maschi, che ci si può commuovere, che si ha il diritto di esprimere le proprie emozioni, che avere dei sentimenti non è sbagliato ma umano e tutto ciò si può sintetizzare in tre punti:

1) Mascolinità tossica. Si parla di un uomo che si prende sempre ciò che vuole, anche con la forza (violenza fisica o psicologica), non è emotivo, perchè l’emotività è per i beta e gli omega, non per gli alpha. Gli alpha dominano, con la forza dei muscoli. Ma facciamo qualche esempio. La mascolinità tossica è l’idea che nelle interazioni uomo-donna non ci possa essere cooperazione, è l’idea che gli uomini non possano capire una donna perchè “diverse da loro”, è l’idea che i maschi alpha non siano vittime di abusi perchè è da deboli, che non siano interessati alla genitorialità. Potremmo continuare così ancora per molto ma questi spunti ci collegano al punto successivo

2) Impossibilità di esprimere le proprie emozioni. Che altro aggiungere, oltre al fatto che il maschio alpha deve sempre essere padrone di sè, non può lasciarsi andare. Mai.
Bene miei cari non è così, anche gli uomini piangono, possono commuoversi di fronte ad un film o semplicemente provare empatia per un altro essere umano. Siamo tutti essere umani e non pezzi di latta ed è un loro diritto poter esternare ciò che sentono. Ne va soprattutto della loro salute psico-fisica.

3) Le gabbie di genere. Il blu è da maschietto, il rosa è da femminuccia. Tu giochi con le costruzioni e tua sorella con le Barbie. Vi svelo un altro piccolo segreto, alcuni bambini preferirebbero far qualcosa di diverso dal tirare calci ad un pallone. Nell’età adolescenziale ed adulta ciò si trasforma in tu ragazzo nella squadra di football, indosserai abiti sportivi e ti adeguerai alla massa. Anche potersi esprimere con il vestiario, e perchè no, il make-up è un diritto. Non bisogna essere tutti fatti con lo stampino.

Detto ciò, quanto il maschio non alpha è effettivamente libero di dire e fare ciò che vorrebbe davvero?!
Quanto vi sono ancora delle catene che circoscrivono il nostro modo di essere e di pensare?! È ora di aprire gli occhi, perchè forse il mondo non è solo dei maschi “alpha”

Attraverso una lente è qui!

Cos’è “Attraverso una lente”?

È il mio spazio personale in cui condividere pillole di cultura, recensioni, viaggi.

È un mondo in cui la realtà viene letta con occhi diversi, con occhi nuovi e meravigliosi.

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